
Net Addict si riferisce sia a una problematica clinica (l’uso eccessivo di internet e degli schermi) sia a un ecosistema di risorse destinate ai professionisti che devono gestirla. Il termine circola nei bilanci di prevenzione, nei protocolli HR e nelle consultazioni di tossicologia, ma gli strumenti operativi rimangono dispersivi e spesso calibrati per il grande pubblico o per le popolazioni giovani.
Ipereconnessione professionale e rischi psicosociali: cosa cambiano le nuove orientamenti
La convenzione di obiettivi e gestione 2023-2027 della CNAM integra esplicitamente i rischi legati al digitale (uso eccessivo degli schermi, sovraccarico informativo, ipereconnessione) nel perimetro della prevenzione dei rischi psicosociali sul lavoro. Questo inquadramento apre la strada a finanziamenti per programmi mirati per le aziende e i servizi di prevenzione.
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Nello stesso periodo, il Alto Consiglio della sanità pubblica ha raccomandato di integrare sistematicamente gli usi degli schermi, anche al di fuori dell’orario di lavoro, nelle valutazioni dei rischi in azienda. Il punto centrale: l’ipereconnessione degrada il sonno, la vigilanza e aumenta gli errori professionali.
Osserviamo un netto scostamento tra queste orientamenti istituzionali e la realtà sul campo. La maggior parte degli strumenti di prevenzione delle dipendenze in azienda rimane centrata sulle sostanze (alcol, cannabis, farmaci). Le dipendenze comportamentali legate agli schermi non dispongono ancora di griglie di valutazione standardizzate utilizzabili da un servizio di salute sul lavoro.
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Per accedere alle informazioni su Net Addict in un contesto professionale, è necessario distinguere le risorse orientate al dipendente (auto-valutazione, linee di ascolto) da quelle che realmente attrezzano il prevenzionista o il manager.

Dipendenze comportamentali agli schermi in azienda: limiti dei dispositivi attuali
La rete Présanse ha constatato dal 2023 un aumento delle richieste di accompagnamento specifico sugli usi problematici degli schermi nei bilanci di prevenzione. Smartphone, social media, giochi online: queste segnalazioni aumentano mentre i protocolli interni non le coprono.
Il problema di fondo è strutturale. I dispositivi di prevenzione delle dipendenze in ambiente professionale sono stati costruiti attorno al consumo di sostanze psicoattive. Il quadro normativo (regolamento interno, diritto di ritiro, obbligo di sicurezza del datore di lavoro) si applica bene all’alcol o alla cannabis, ma non fornisce alcun leva chiara di fronte a un dipendente il cui uso compulsivo dello smartphone degrada la sua performance o la sua salute mentale.
Ciò che manca nella cassetta degli attrezzi del prevenzionista
- Griglie di rilevamento validate per le dipendenze agli schermi negli adulti attivi, distinte da quelle concepite per gli adolescenti o le popolazioni cliniche
- Moduli di formazione brevi, integrabili nei piani di prevenzione annuali, che trattano dell’ipereconnessione senza ridurla a un problema di volontà individuale
- Indicatori misurabili che permettano di valutare l’efficacia di un’azione di prevenzione digitale nel documento unico di valutazione dei rischi professionali (DUERP)
- Un quadro giuridico chiarito sulla frontiera tra diritto alla disconnessione e obbligo di prevenzione delle condotte addictive
Numerosi settori professionali stanno sperimentando programmi pilota, ma non abbiamo ancora un ritorno di esperienza consolidato a livello nazionale.
Risorse Net Addict per i professionisti: selezione per uso
Il termine “Net Addict” copre uno spettro ampio di contenuti. Per un professionista della prevenzione o un HR, la selezione deve avvenire secondo tre criteri: affidabilità scientifica, applicabilità in contesto professionale e aggiornamento regolare.
Risorse orientate alla diagnosi e accompagnamento
Piattaforme come Addict’Aide offrono percorsi di valutazione e un elenco di strutture di aiuto. Il segmento “Addict’Aide Pro” si concentra specificamente sulle dipendenze in ambiente professionale. Droghe Info Service (0 800 23 13 13) rimane la linea di riferimento per situazioni di emergenza o richieste di orientamento, comprese le dipendenze comportamentali.
Gli strumenti pedagogici sul digitale e sugli schermi esistono (cassette degli attrezzi regionali, schede di riferimento), ma sono per lo più concepiti per i professionisti dell’educazione o della prima infanzia. La loro adattamento al mondo aziendale richiede un lavoro di contestualizzazione che poche strutture hanno condotto fino ad oggi.
Monitoraggio normativo e notizie
La HAS ha pubblicato nel 2025 una raccomandazione di buona pratica sugli usi di sostanze psicoattive in ambiente professionale. Un insegnamento da tenere a mente: l’esercizio di una professione costituisce una protezione relativa contro le dipendenze, i richiedenti lavoro essendo più esposti. Questa constatazione sfuma l’approccio “tutto-preventivo” in azienda e invita a mirare alle popolazioni realmente a rischio.

Integrare la prevenzione Net Addict nel DUERP: approccio operativo
Il documento unico di valutazione dei rischi professionali è il leva più concreto per ancorare la questione delle dipendenze digitali nella politica di prevenzione di un’azienda. Raccomandiamo di trattare l’ipereconnessione come un fattore di rischio psicosociale a pieno titolo, allo stesso modo della carico di lavoro o dei conflitti relazionali.
In pratica, ciò implica aggiungere nel DUERP una linea dedicata agli usi digitali problematici, con indicatori osservabili: frequenza delle sollecitazioni al di fuori dell’orario di lavoro, segnalazioni da parte dei manager, risultati dei questionari sulla qualità della vita lavorativa riguardanti la disconnessione.
La difficoltà risiede nella soglia. A differenza dell’alcol, dove esistono parametri di consumo, nessun consenso clinico fissa un numero di ore di schermo a partire dal quale l’uso diventa patologico nell’adulto. Il prevenzionista deve quindi basarsi sulle conseguenze funzionali (disturbi del sonno, errori, isolamento) piuttosto che su una misura quantitativa.
Questa assenza di soglia standardizzata complica anche la formazione dei manager. Riconoscere un collega in stato di ebbrezza richiede osservazione diretta. Identificare un uso compulsivo dello smartphone richiede attenzione ai segnali deboli per diverse settimane, cosa che le formazioni classiche di prevenzione non insegnano ancora.
La prevenzione delle dipendenze digitali in azienda si costruisce per iterazioni, senza un modello chiavi in mano. I professionisti che si impegnano ora contribuiscono a strutturare un campo che, tra qualche anno, disporrà probabilmente di riferimenti più solidi.